Poseremo nuove Pietre, d’inciampo: segnalate i nomi di chi non è tornato

14/03/2017

Intervista a Davide Romano: «Rappresentano una memoria condivisa
con la città e un legame tangibile tra passato e presente in un luogo fisico»

 

A gennaio sono state posate le prime Pietre d’inciampo a Milano, dopo che questo progetto dell’artista tedesco Gunter Demnig era già stato portato avanti in Europa e in altre località italiane, come Meina, dove ricordano le vittime della strage nazista sul lago Maggiore.
Ma come è nata l’idea di posare le Pietre d’inciampo a Milano? Lo chiediamo a Davide Romano, assessore alla Cultura della Comunità.
«Ho visto per la prima volta le Pietre d’inciampo durante una vacanza a Berlino, qualche anno fa. Mi impressionarono per lo straordinario effetto che possono indurre nei passanti  queste pietre di pochi centimetri, installate sulla strada. Mi sono sempre chiesto come mai non ci fossero anche a Milano, quindi divenuto assessore alla Cultura ho subito messo la questione in agenda. E ho scoperto con piacere che il mio desiderio di portarle anche nella nostra città era condiviso da tanti altri nostri correligionari. A partire dalla stessa Liliana Segre, che non appena ha saputo dell’iniziativa è stata felice di esserne coinvolta, tanto da farci l’onore di fare da Presidente onorario del Comitato milanese per le Pietre d’inciampo.
Quali effetti hanno sui passanti, queste Pietre?
Innanzitutto queste piccole pietre (10 centimetri per lato) hanno il grande potere di costituire un ponte tra il passato e il presente basato sullo spazio fisico. Ci ricordano infatti che in quel luogo, poco più di 70 anni fa, qualcuno è stato deportato. E questo contribuisce a far capire come la Shoah non sia qualcosa di lontano, come può essere una pagina di storia antica. Al contrario, è qualcosa che è realmente accaduto, proprio dove siamo noi. Esattamente dove il passante sta camminando. È un po’ come la differenza che c’è tra studiare gli antichi romani sui libri, e studiare e poi visitare i Fori Imperiali. Il contatto visivo e tattile rende l’esperienza molto più realistica e radicata nella memoria. È anche per questo che i negazionisti non le tollerano.
Infatti hanno imbrattato una Pietra, quella di Dante Coen, pochi giorni dopo l’installazione.
Non è un caso, certo. Queste Pietre danno fastidio. Per questo quando è accaduto l’imbrattamento ho subito detto che era un segnale preoccupante, e che la nostra reazione sarebbe stata quella di raddoppiare le Pietre da posare l’anno successivo. Certo preoccupa il fatto che delle sei pietre d’inciampo (tre dedicate a ebrei e tre a non ebrei) proprio quella dedicata a un ebreo sia stata scelta come obiettivo. Ma dobbiamo anche sentirci incoraggiati dalla grande risposta di solidarietà data alla figlia Ornella dalla città di Milano. Migliaia di persone si sono strette intorno a lei, è stato commovente. La migliore risposta a quella parola che campeggia al Memoriale della Shoah: “Indifferenza”. Ecco, Milano quel giorno non è stata indifferente.
Come funziona il processo per installare le Pietre d’inciampo? A chi bisogna rivolgersi se si vuole ricordare qualcuno?
Innanzitutto bisogna ricordare che le Pietre d’inciampo sono dedicate solo ai deportati che non sono tornati. L’idea infatti è quella di ricordare chi più rischia di essere dimenticato. Se qualcuno vuole proporre dei nomi, può farlo scrivendo a: assessorato.cultura@com-ebraicamilano.it. Ricordo poi che nel Comitato Pietre d’inciampo milanese abbiamo coinvolto tante associazioni non ebraiche (dall’ANPI all’ANED, passando per i sindacati e la Rosa Camuna, un’associazione di imprenditrici: la memoria infatti deve sempre più essere condivisa e aprirsi agli altri). Un ringraziamento va poi alle associazioni ebraiche coinvolte nel progetto, a partire dal Cdec e dai Figli della Shoah, passando per il Memoriale della Shoah.

 

 

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