Gerusalemme, tensione alle stelle

Israele

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Il dolore dei parenti di Keren Yemima Mosquera, la ventenne ecuadoriana morta in seguito alle ferite riportate dopo essere stata investita
Il dolore dei parenti di Keren Yemima Mosquera, la ventenne ecuadoriana morta in seguito alle ferite riportate dopo essere stata investita (Fonte: Lastampa.it)

La situazione a Gerusalemme è ormai infuocata. E la dichiarazione di Netanyahu di volere fare costruire altre 1000 abitazioni nella zona est incendia ancora di più una situazione rovente.

Da giorni, infatti, la città è teatro di scontri fra esercito e manifestanti palestinesi. L’ultimo scontro è avvenuto domenica notte in occasione dei funerali di Abdel Rahman Shaludi, il palestinese che si era lanciato con la sua auto contro alcune persone in attesa del tram. Nell’attentato era morta subito una bambina di tre anni e, solo in seguito, una ragazza dell’Ecuador, Keren Yemima Mosquera.

In occasione del funerale dell’attentatore centinaia di palestinesi si sono radunati nella casa di Shaludi, nel quartiere di Silwan, a Gerusalemme est. Un gruppo ha poi tentato di schierarsi sulla vicina Spianata delle moschee. Da qui una serie di scontri con lanci di pietre e bottiglie Molotov da una parte e raffiche di mitra e gas lacrimogeni dall’altra. Quattro palestinesi sono stati arrestati e secondo la Croce rossa almeno 21 persone sono rimaste ferite, colpite dai proiettili o asfissiate dai gas.

A Gerusalemme, intanto, sono affluiti altri 1000 agenti israeliani per aiutare i 5000 già impegnati nel confrontarsi con una serie di manifestazioni palestinesi di protesta che proseguono da settimane. Secondo il premier israeliano Benyamin Netanyahu, sono fomentate da «elementi islamici radicali».

I leader palestinesi affermano invece che la violenza è causata dal fallimento degli sforzi di pace, dalla crescita degli insediamenti illegali e dai tentativi di garantire un luogo di preghiera per gli ebrei sulla Spianata delle moschee, un progetto cullato da molti estremisti ebrei.

L’omaggio di Rivlin alle vititme palestinesi del ’56
Forse per calmare gli animi, ieri il presidente israeliano Reuven Rivlin ha riconosciuto alcune ingiustizie passate e presenti di Israele verso gli arabi israeliani. Per la prima volta nella storia dello Stato, Rivlin ha partecipato a una commemorazione del “massacro di Kafr Oassem”, avvenuto il 29 ottobre 1956. In quel giorno, la polizia israeliana ha ucciso 47 civili arabi israeliani per far rispettare un coprifuoco vicino a Tel Aviv.

“Non sono ingenuo – ha dichiarato Rivlin – e so che alcuni arabi israeliani s’identificano con le sofferenze dei palestinesi e che essi subiscono [atti di] razzismo in Israele”. Egli ha anche chiesto a tutti gli arabi israeliani di “parlare contro la violenza e il terrorismo”.

Non è la prima volta che Rivlin esprime pensieri di questo tipo. Il 19 ottobre scorso, ad una conferenza dal titolo “Dall’odio verso lo straniero all’accettazione dell’altro”, egli ha detto che è tempo di ammettere che Israele è una società malata che ha bisogno di cure. “Non mi domando – ha detto – se [gli ebrei] hanno dimenticato di essere ebrei, ma se hanno dimenticato come si fa ad essere degli esseri umani presentabili”.