Russia matrigna

Di: 

Roberto Zadik

15/10/2017

Dall’antisemitismo degli Zar alle purghe
di Stalin, passando per la Rivoluzione

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Un libro interessante, storicamente molto ben argomentato e che porta idee originali e dati finora sconosciuti, quello della giornalista Marella Giovannelli. Come stavano gli ebrei russi e che cosa è successo fra zarismo e avvento del comunismo? Perseguitati, relegati in campagne e in villaggi, i cinque milioni di ebrei presenti in Russia alla metà dell’Ottocento “erano concentrati nelle celebri Zone di residenza coatta e le grandi città russe erano loro precluse, come pure molte carriere e professioni, e la partecipazione alla vita politica e universitaria”. Un quadro molto fosco e ostile, descritto minuziosamente dall’autrice, che parte dalle sofferenze ebraiche sotto gli Zar, sottolineando come per questo motivo le idee di rivoluzione e il marxismo presero facilmente piede, soprattutto fra le classi ebraiche più povere e frustrate. Pieni di contrasti e di entusiasmi, gli ebrei russi erano divisi fra chi osservò i precetti e rimase religioso e chi si assimilò, fra chi diffidava delle ondate rivoluzionarie e chi si infiammò per i sogni di uguaglianza e parità sociale, diventando addirittura bolscevico e attivo membro del Partito Comunista, per essere poi perseguitato e massacrato al voltafaccia del Regime. Con passione ed efficacia, Giovannelli racconta le traversie dell’ebraismo russo, uno dei più tormentati dell’Europa dell’Est, fra le persecuzioni zariste, l’antisemitismo negli ambienti operai, la vita a Mosca (dove gli ebrei arrivarono prima della Rivoluzione a quasi due milioni di presenze) e tutte le sofferenze all’ascesa di Stalin. Un libro consigliato a chiunque ami la storia e voglia saperne di più su come gli ebrei vissero in Russia in quei travagliati anni. (R. Z.)

 

Marella Giovannelli, Vita politica degli ebrei in Russia. Dalla fine del 1800 al 1930, Belforte Editore, pp 157, euro 20,00

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