Lettere per la prossima generazione - 1/10

01/09/2009

Lettera n. 1: l’eredità più importante

Cara Sara, caro David,

Vi scrivo queste lettere con l’avvicinarsi di Yom Kippur, perché questo è il giorno in cui ci poniamo le domande più profonde sulla nostra vita. Chi siamo? Come dobbiamo vivere? Quale capitolo del Libro della Vita scriveremo?

E’ anche il tempo di dire ciò che non è stato detto. La cosa più importante che vostra madre e io vorremmo dirvi è che siete i nostri amati figli. Ci avete dato più gioia di quanto possiate immaginare. Di tutta la nostra vita, siete stati il regalo più prezioso che Dio ci abbia fatto.

Forse, vi sono stati momenti in cui vi abbiamo detto qualcosa, o in cui voi ci avete detto  qualcosa di cui in seguito ci siamo pentiti. Vi prego di cancellarle dai vostri ricordi. Dio perdona noi; perdoniamoci anche l’un l’altro. La vita è troppo breve per viverla con collera o angoscia. Ora vi siete entrambi sposati e siete diventati genitori. Che i vostri figli diano a voi la gioia che avete dato a noi.

Ciò che mi ha ispirato a scrivere queste lettere è l’antico uso ebraico, secondo cui i genitori scrivono ai figli tzavaot, ovvero un “testamento etico”, che si basa sull’idea che l’eredità più importante che possiamo dare ai nostri figli non sia il denaro o altri possedimenti, bensì ideali spirituali.

Io ci credo fermamente. Date ai vostri figli troppo denaro o doni materiali, e li vizierete; cresceranno infelici e inappagati e, a lungo termine, non vi ringrazieranno. Danneggerà voi e il rapporto che avete con loro. La tradizione affermava il giusto: il meglio che ognuno di noi può dare ai propri figli sono valori con cui vivere, ideali a cui aspirare , un’identità affinché sappiano chi sono e una religione e un’eredità morale che li guidi attraverso il deserto del tempo.

I figli crescono per riempire lo spazio che creiamo per loro e, se lo spazio è grande, procederanno a testa alta. Gli ideali sono grandi, mentre i beni materiali sono piccoli. Gli ideali sono ciò che danno un senso  alla vita significativa. La gente può invidiare gli altri per quanto guadagnano e per ciò che possiedono, ma ammira gli altri per ciò che sono e per i principi secondo cui vivono – ed è meglio essere ammirati che invidiati.

Ecco in che cosa consiste Yom Kippur. L’ebraismo pone sfide ardue; è una religione che esige, che mette alla prova, ma la sua grandezza sta in questo. Se dovessi definire che cosa significa essere Ebreo, direi che vuol dire essere ambasciatore di Dio.

Non ci è mai stato chiesto di convertire il mondo, ma ci è stato chiesto di essere modelli viventi di giustizia, compassione, chesed e tzedakà. Siamo il popolo del Libro, che ha collocato l’apprendimento e lo studio all’apice dei suoi valori, per dimostrare che la fede non è ne’ ignorante, ne’ cieca.  Ci è stato chiesto di vivere la nostra fede giorno per giorno, atto per atto, attraverso la complessa coreografia che chiamiamo halachà, l’intricata bellezza della legge ebraica. L’ebraismo è la religione in cui alti ideali vengono tradotti in semplici azioni quotidiane.

Ecco che cosa abbiamo ricevuto dai nostri genitori. E’ ciò che proviamo di dare a voi. E’ ciò che speriamo darete ai vostri figli. Non abiti e vacanze costosi, ne’ l’ultimo modello di cellulare. Queste sono distrazioni della vita, non la vita stessa. La vita è fatta di ciò per cui vivete.

Vi dico tutto ciò in questo tempo sacro perché ho visto troppe persone commettere lo stesso sbaglio. Il loro matrimonio finisce male, o il rapporto con i figli si rovina e si chiedono: “Che cosa ho fatto di male? Ho dato loro tutto”. E’ vero, ma non è vero. Hanno dato loro tutto tranne ciò che conta: tempo, attenzione, rispetto disinteressato e valori autentici, etici e spirituali.

Gli ideali procureranno felicità a voi e ai vostri figli.

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