Oltre l’orizzonte della vita, lassù, fissando il sole. L'ultimo libro di Yalom

Di: 

Marina Gersony

10/10/2017

Irvin D. YalomA chi rivolgersi o guardare se ci azzanna, travolgendoci, un’angoscia del morire che non si riesce a placare né gestire? Cosa fare? Come misurarsi con la morte? Uno dei grandi (o forse l’ultimo) tabù dell’umanità e non solo occidentale, la paura della morte e il suo pensiero, oggi sono indirettamente dominati da tecnologia, social e colossi del web, neo-dispensatori di pseudo etica, pseudo pensiero e un fuorviante senso della vita; un’umanità sempre più accelerata e incline alla mediocrazia, al narcisismo e all’onnipotenza, tesa a rimuovere la propria finitezza. Eppure – punto di arrivo (o di partenza) della nostra esistenza – la morte è un pensiero che dovrebbe accompagnare e condizionare ogni giorno e ogni gesto al di là dei tentativi di rimozione (in)conscia.

Irvin D. Yalom – nato in una famiglia ebraica a Washington DC nel 1931, professore emerito di Psichiatria all’Università di Stanford, psicoterapeuta di scuola esistenzialista nonché autore di saggistica e narrativa (di grande successo molti suoi romanzi tra cui Il problema Spinoza; Le lacrime di Nietzsche) -, nel suo ultimo libro Fissando il sole si confronta con questo immenso tema ponendo l’accento sugli aspetti psicologici, filosofici, letterari, umani: «Condivido la paura della morte con ogni essere umano – osserva nella prefazione lo studioso -, è la nostra ombra oscura dalla quale non ci separiamo mai. Queste pagine contengono quanto ho imparato dalla mia esperienza, dal lavoro con i pazienti e dai pensieri di quegli scrittori che hanno ispirato il mio lavoro, per avere la meglio sull’orrore della morte».

Irvin D. Yalom LibroIn questo libro denso, ricco di spunti e anche coraggioso (la morte non vende!), Yalom parla dei modi per riconoscere l’angoscia occulta della morte; di come il dover affrontare l’idea della fine non porti necessariamente alla disperazione e non privi affatto la vita di qualsiasi scopo (al contrario, può essere una awaking experience che conduce a una vita più piena); descrive ed esamina alcune idee importanti proposte da filosofi, terapeuti, artisti e scrittori (memorabile, per esempio, La morte di Ivan Il’ič di Tolstoj) per avere la meglio sulla paura; spiega come una sinergia tra le idee e la connessione umana sia fondamentale; racconta il dialogo con i pazienti, scava nei casi clinici, nella storia di cinema e letteratura; nell’ultimo capitolo, offre istruzioni per i terapeuti ma interessanti anche per il lettore comune.
Nonostante qualche pagina un po’ pedante che rimanda a certi manuali di self-help e qualche eccesso d’intellettualizzazione, questo libro può aiutare ad affrontare il terrore della caducità: in sintesi, imparare a riconoscerla e a conviverci significa dare un nuovo valore alla propria esistenza. Non è un lavoro facile, avverte Yalom, «perché è come tenere lo sguardo fisso sul sole: si riesce a sopportarlo solo per poco». Da qui i rituali che possono aiutare a stemperare la paura e condurre a una serena accettazione.
Come il Kaddish, la più bella e antica preghiera legata al lutto, uno degli elementi più importanti della liturgia ebraica: nonostante la perdita, il popolo ebraico continua a mantenere vivo il proprio caratteristico ed essenziale dialogo con Dio.

Irvin D. Yalom, Fissando il sole – Come curare  il terrore
della morte, Neri Pozza, traduz. Serena Prina, pp. 256,
17,00 euro.

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