Trovato un villaggio neolitico nel mare di Haifa

Israele

di Carlotta Jarach

(Fonte: The Times of Israel)
(Fonte: The Times of Israel)

Il mare, con i suoi colori e i profondi fondali, nasconde ancora oggi tanti segreti: ed è proprio nel ‘mare nostrum’, come direbbero i latini, nel Mediterraneo, che gli archeologi tra i pesci più variopinti hanno rinvenuto un villaggio di oltre 7.700 anni fa, affondato al largo di Haifa.

Un team di esperti, guidato dai professori dell’Università di Haifa, Ehud Galili e Deborah Cvikel, e da Jonathan Benjamin della Flinders University di Adelaide, nel mese di ottobre hanno rinvenuto un sito risalente al Neolitico, conosciuto come Kfar Samir, e di cui noi leggiamo notizia in questi giorni, grazie al reportage di Ilan Ben Zion, giornalista di The Times of Israel.

Situato a circa 5 metri di profondità, Kfar Samir rappresenta la più antica testimonianza preistorica contenente manufatti in legno perfettamente conservati: durante l’ultima glaciazione, conclusasi 20.000 anni fa, il livello del mare era circa 100 metri più basso di quello odierno, come spiega lo stesso Galili. Nella fattispecie, quando Kfar Samir era abitata, il livello del mare era inferiore di otto metri e la riva era 700 metri più a ovest: con lo scioglimento delle calotte glaciali e dei ghiacciai il litorale è salito sommergendo il villaggio.

La squadra di studiosi ha prelevato campioni da analizzare per studiare il clima e la
vegetazione lungo l’antica costa: dopo aver tolto all’incirca 100 metri cubi di sabbia dal
fondo marino, gli archeologi hanno portato alla luce uno degli antichi pozzi che ha fornito
l’acqua dolce agli abitanti di Kfar Samir. “I pozzi d’acqua sono estremamente utili quando
si parla di archeologia neolitica, perché una volta terminato il loro utilizzo venivano
impiegati come grandi bidoni della spazzatura – ha dichiarato Benjamin – questo è
superbo per noi archeologi, perché significa che possiamo guardare attraverso i rifiuti –
ossa di animali, fibre vegetali e strumenti – per vedere come vivevano queste antiche
civiltà, come cacciavano e che cosa mangiavano”.

Lo scavo di questi siti, come dicono da Haifa, non solo migliora la nostra comprensione dei
primi insediamenti umani, ma mette in luce anche il loro adattamento all’innalzamento del livello del mare e al riscaldamento globale: problemi che dobbiamo affrontare anche noi nel XXI secolo, a quasi 8000 anni di distanza.