Spagna ed ebrei: intervista al sindaco di un paesino che anticamente si chiamava “Uccidi gli ebrei” (Mata Judios) 

Di: 

Roberto Zadik

03/07/2017

La cerimonia di cambio del nome del paesino spagnolo "Mata Judios"Il sito messicano “Enlace Judio Mexico” (Collegamento Ebraico Messicano) ha incontrato il sindaco Lorenzo Rodriguez Perez, sindaco di Castrillo Mota de Judios, un piccolo paesino spagnolo in provincia della città di Burgos in occasione della Cumbre Erensya, evento che ha riunito un gran numero di persone di origine sefardita nella cittadina e che si è tenuta i primi di giugno.

Anticamente, Mota de Judios si chiamava “Mata Judios” nome decisamente inquietante che in spagnolo significa “Uccidi gli ebrei”.  Riflettendo sul passato spagnolo e gli ebrei, Rodriguez, ha svelato una serie di interessanti particolari sulla vita degli ebrei della zona illustrando un progetto di riscoperta culturale e storica mettendo in risalto il valore del glorioso passato ebraico spagnolo attraverso un futuro centro di studi nel 2018 ricostruendo “l’itinerario sefardita e le sinagoghe e gli edifici con una serie di scavi e di operazioni archeologiche ai quali stiamo lavorando da tempo”.

Attualmente Castrillo Mota de Judios abitano solamente 65 persone ma questo luogo ha una storia ebraica molto importante alle spalle, illustrata dal sindaco. Qui il testo, tradotto dell’intervista fra un giornalista del sito (Enlace Judio)  e il sindaco Rodriguez.

Enlace: Sappiamo che questo paesino, Mota de Judios, si chiamava “Mata Judios?” Perché si chiamava in questo modo?

Rodriguez: Questa località è stata fondata nel 1035 da una comunità ebraica che contava solo 500 membri e si è sempre chiamata Castrillo de Los Judios (Castello degli ebrei). Fino al 1664 abbiamo la prova di questa sua denominazione ma crediamo che a cambiarla fu la famiglia di Antonio Cabezon, un ebreo convertito al cristianesimo, molto potente e che aveva uno zio che fu un inquisitore. Dunque, prima della pressione dell’Inquisizione, voleva dimostrare che nella cittadina, che era abitata da ebrei convertiti, negare questo dato di fatto e per questo motivo decise di chiamarla “Castello Uccidi ebrei” intendendo che “qui non ci sono ebrei” giustificandosi davanti agli organi dell’Inquisizione situati sul territorio. Per questo abbiamo deciso di studiare il nostro passato e restituire dignità agli abitanti della comunità ebraica originaria e così abbiamo riportato il nome del luogo all’originale Castrillo Mota de Judios. Però per conoscere il motivo della parola “Mota” bisogna raccontare l’intera vicenda. Nell’anno 974, da quando risalgono le prime documentazione, la comunità ebraica viveva a Castrojeriz, que era una piccolo borgo di montagna circondato da mura dove avevano molto potere. Ma nel 1035 quando avvenne un vuoto di potere,la popolazione locale, per dimostrare la loro forza ai sovrani governanti, gli privò delle loro  proprietà e li espulse fuori dall’accampamento, uccidendo più di 60 ebrei. Per questo la comunità si trasferì in un’altra zona montagnosa (in spagnolo “una mota”) di 80mila metri quadrati accanto a un fiume. Agli ebrei del luogo fu vietato di tornare nelle loro case, per 400 anni, fino al 1319. Da lì proviene la parola “Mota” perché in questo luogo abitavano diversi ebrei. La decisione di rinominarla col suo nome originario è stata mia e dal 1985 sono diventato sindaco ma ero giovani e ho lasciato l’incarico perché non avevo tempo. Nel 2007 quando sono tornato in carica ho cominciato a studiare la storia del mio paese. I sindaci sempre mi raccontavano la storia dei loro antenati ebrei, come pregavano e accendevano le candele, sapevano che in questo luogo vivessero molti ebrei. Era una questione che era lì in sospeso e che nessuno di noi voleva studiare. Nella nostra bandiera, del nostro Stato della Castilla Leon, abbiamo una Stella di David e mi sembrava che non fosse coerente chiamarla “Mata Judios”. Sentivo la necessità di studiare la storia e di levare questo nome indegno per i nostro paesino. Così indico un referendum il 25 maggio 2014 dove si decide se cambiare nome perché quello attuale era infamante. Ci sono alcuni documenti che, nonostante questo hanno il nome antico, si chiamavano ancora così ma c’è nel mio municipio c’è una segretaria che ha l’ordine di distruggere qualsiasi fattura, carta o comunicato con un macchinario speciale. Così io e lei abbiamo aperto questi documenti e ora il nostro comune si chiama Castrillo Mota de Judios. Nel 2014 abbiamo anche iniziato gli scavi che hanno continuato fino a quest’anno e ora dopo le nostre scoperte archeologiche il turismo è cresciuto e viene moltissima gente. Quest’anno è cominciato il progetto del futuro Centro degli Studi Sefarditi in tutta la Castiglia Leone e la Spagna e nella provincia di Burgos hanno abitato moltissimi ebrei ma questo è stato dimenticato. Ho deciso anche di lavorare in un altro progetto assieme a 23 sindaci, coi quali mi sono riunito lo scorso 28 giugno per cominciare l’iniziativa che consisterà in un itinerario sefardita per la provincia di Burgos dove anticamente abitavano gli ebrei. Questo permetterà alla gente di vedere il suo passato e riconoscere e visitare le nostre località- Per il secondo anno la Cumbre Erensya, la riunione dei sefarditi, ha avuto luogo nel nostro paesino e sono rimasto impressionato da quanta gente sia venuta a visitare il nostro paesino e con che occhi pieni di lacrime e di sentimento e sembravano pensare che la terra li appartenesse. Mi ha lasciato sconvolto tutto questo sentimento. Non sono ebreo, né ci sono ebrei in quel luogo, però discendiamo da famiglie ebraiche da tutta la vita, che sempre hanno vissuto coi loro discendenti. Non c’è mai stata gente nuova, ma anziani e giovani e dobbiamo recuperare il nostro passato, come spero. Abbiamo visto l’Olocausto assistento a barbarie senza fine e mi dispiace che l’umanità ripeta continuamente gli errori della storia. Per questo il nostro sforzo è importante anche se è una goccia nell’oceano, difendendo la dignità degli ebrei che vissero nella Castiglia dandogli i diritti che con l’espulsione sono stati sottratti.  Come ha detto il nostro Re Filippo VI, sono decisioni incerte quelle che sono state intraprese ma ci ha preso come esempio perché cambiando il nome abbiamo rispettato i nostri ideali e il nostro paesino è stato ridipinto tre volte lavorando duramente per riscattare il nostro passato. Devono lasciarci il diritto di essere quello che siamo e valorizare la comunità ebraica. Qui vivono solamente 65 persone e la gente rimane molto stupita da questo e dal fatto che l’ultima volta in cui questo posto è stato molto affollato era il 1035. Molti restano impressionati da come un posto tanto piccolo possa avere iniziative e progetti tanto ambiziosi che implicano molto denaro e come sindaco ho il dovere di reperire fondi per gli scavi e fondare il Centro di Studi e ne siamo orgogliosi. Come dico sempre non esiste un progetto nè grande né piccolo finchè non ci sono dei sogni. Ho questa illusione perchè la gente che mi accompagna, architetti, archeologi, corrisponde lo stesso mio intento e stiamo lavorandoci assiduamente e mi auguro che venga riconosciuto internazionalmente. Cerchiamo di fare tutto con sentimento, nel rispetto di tutti, compresi quelli che ci sono ostili. Abbiamo ottenuto documenti dalla Germania, dall’Australia, dagli Usa, e da molti altri luoghi dove ci offrono il loro appoggio e altri dove all’inizio si oppongono ma una volta ascoltato quello che intendiamo realizzare, gli chiediamo che ci rispettino. Dopo che abbiamo cambiato nome, nel 2016, ignoti hanno tappezzato di scritte naziste i nostri cartelli per ostacolare il progetto e abbiamo ricevuto diverse minacce ma continueremo a lavorare per recuperare la dignità al luogo e alla sua gente e per me è un grande momento aver visto questa gente di origine sefardita aver marciato in Spagna. Siamo stati ieri al Museo dell’Olocausto ed è stato un esperienza molto forte per me, ho visto sentimento nella comunità ebraica. All’uscita mi hanno chiesto: “Cosa hai provato?” e ho risposto “dispiacere di essere un umano”. Sento che abbiamo perso il rispetto per molte cose e quando si perde rispetto nella vita si perde tutto. Nel 1985 non avevo né tempo né soldi per pensare a questo. Nemmeno oggi ho tanti soldi, non sono un politico e vivo del mio lavoro. Ho visto la gente della mia città chiedersi “Cosa abbiamo qui?”. La storia delle candele me l’ha raccontata mio padre e a lui mio nonno e il bisnonno e le generazioni e questa storia ho sempre voluto scoprirla cercando la verità e l’abbiamo dimostrata con questi scavi.  Abbiamo scoperto delle Channukiot, vasi e abitazioni del 1035 quando abitavano gli ebrei della comunità. Scoprite tutto questo ci ha dato molta felicità e vogliamo recuperare il nostro passato e siamo stati col sindaco di Città del Messico cercando di collaborare e di inviare tutte le informazioni. Ci siamo riuniti, poi, con tutte le comunità ebraiche locali che hanno mostrato molto apprezzamento e entusiasmo e abbiamo contattato diversi luoghi lontani come la Turchia o Seattle discutendo delle loro sinagoghe e degli edifici, noi abbiamo solo un grande sentimento recuperando la nostra dignità. Sto pensando anche a un Centro di Studio dove concentrare tutto quello che possiamo recuperare. Siamo aperti a tutto, stiamo lavorando alla massima riuscita di questo progetto e ovunque ci porterà raccogliamo la sfida e chiedo appoggio alle comunità ebraiche perché assieme alle amministrazioni spagnole stiamo facendo un grande sforzo, cercando un nome per il Centro Sefardita affinchè si chiami come una famiglia ebraica interessata al recupero della sua dignità. Vorremmo mettere la prima pietra del Centro nel 2018. In tutta la provincia di Burgos ci sono resti di comunità ebraiche antiche, ad esempio, a Pacorbo hanno la loro sinagoga e la strada ebraica con una piazza e vogliamo anche recuperare il cimitero ebraico, un progetto a cui lavoriamo da un anno. Vorrei realizzare anche un “Bosco del rincontro” accanto al cimitero ebraico e dove ogni comunità potrà piantare il suo albero con relativa targa di rappresentanza. Essendo realisti non potremmo realizzare tutto ma vorremmo essere un esempio per gli altri e manteniamo le illusioni per crescere e dare il massimo. Dobbiamo riconoscere le radici ebraiche di questo luogo che discende da una comunità e bisogna riconoscerlo ed esserne contenti. Tanti errori si ripetono quando non si riconosce la propria storia e veniamo rispettati anche da gente antisemita che ha partecipato alle manifestazioni, ad esempio all’inaugurazione c’erano una ventina di antisemiti urlanti. Nonostante la guardia civile volesse cacciarli mi sono opposto perché in una democrazia tutti, secondo me, devono poter dire quello che vogliono e non ho il diritto di levare la parola e chi viene a esprimersi qui, anche se vorrei che ci rispettassero. Mi sono vergognato delle scritte notturne antisemite che ho trovato qui e della gente codarda che le ha scritte ma questo ci spinge ancora di più a continuare il progetto.

EJM Vale la pena di confrontarsi con l’antisemitismo o la Chiesa per fare questo?

Per me si perchè mi guida un sentimento forte e che provo da molti anni di recuperare il mio passato nonostante tutte le difficoltà nel cammino.  Mi emoziona sempre molto vedere la gente piangere quando viene a contatto con le sue radici e ho visto commuoversi anziane signore centenarie che raccontavano delle chanukiot che avevano in casa e gente di 80 anni tornata alle proprie radici sefardite. Fino al 2019 sarò sindaco si questo luogo e ho molte cose da fare e continuerò nonostante certa gente ci chiamasse “Ebrei senza vergogna!”, “Asini!” e altri epiteti. Bisogna sempre mantenere rispetto e non mi metto a difendere o a attaccare nessuno, difendo il mio paesino e il duo passato ebraico. La comunità ebraica messicana ci sta molto aiutando e difendo il nostro passato nonostante la nostra comunità non sia tanto importante come quella messicana. Sono rimasto molto soddisfatto della nostra collaborazione e ho visto in Messico cose bellissime e monumenti grandiosi mai visti da nessuna parte e essi sono un esempio per quello che intendiamo fare nel nostro piccolo e dobbiamo imparare a rispettare qualunque differenza. Ci sono cose che possono essere migliorate e che è responsabilità dei governanti cambiare.

EJM: Quali progetti e alleanza intende realizzare nel suo viaggio in Messico?

In questo viaggio intendo parlare con tanta gente e continuare a lavorare. Nel 1985 abbandonai il progetto di dare case nuove alla gente e abbiamo proposto agli ebrei di occuparsi della questione. Ora intendo riprendere questa idea e con pochi soldi potremo fare grandi cose.  Mi piacerebbe costituire un Centro ebraico sefardita che intendo realizzare nella Castilla Leon e che dovrebbe cominciare nel 2018 la sua costruzione.

EJM: E’ mai stato in Israele?

Si siamo stati nel 2016 e abbiamo concluso u n gemellaggio col villaggio di Kfar Vadim e Israele mi ha impressionato sebbene sia stato un viaggio ufficiale vorrei tornarci con la mia famiglia. Sono rimasto colpito da come educano i giovani lì e il sindaco di Kfar Vradim porta i giovani e i bambini dai 3 ai 9 anni o i 12enni a scuola egli insegna come raccogliere il grano per il pane, a smontare computer e una serie di occupazioni pratiche e la gente lì apprezza quello che ha. Al contrario gli europei e gli spagnoli non apprezzano niente, mentre in Israele hanno un incredibile senso della responsabilità che ho visto anche a Gerusalemme dove tante religioni convivono assieme. Come in Messico al Museo dell’Olocausto, dove pur non essendo ebreo mi sono messo a piangere e non so se discendo da ebrei sefarditi, ma sono rimasto colpito anche dalla nostra incapacità di esseri umani di imparare dalla storia e come la gente manchi di rispetto verso il suo prossimo e non so come sia possibile che,  anno dopo anno, i governanti manchino di rispetto per il popolo e la colpa è nostra, delle istituzioni e mi vergogno di questa classe dirigente. Vedi questo spettacolo e ti chiedi dove è l’umanità? Nel mio piccolo paesino rispettiamo le differenze,a condizione che anche gli altri ci rispettino. Ma siamo anche noi dirigenti a permettere certe cose e per questo intendo creare un Museo che sia uno spazio interattivo di notizie, video, informazioni e opinioni in cui anche in Messico si offra l’opportunità di conoscere la vita culturale ebraica. Il progetto è stato cominciato da Nathan Shtermberg, attivista e impresario e diretto dalla scrittrice May Samra  e interessa a varie imprese messicane convinte della sua importanza come Comex, Steren, Jaguar, Benavides, Mifel, Illusion e molte altre.

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