Nuovi populismi, vecchi fascismi: risorgono davvero?

09/10/2017

La legge Fiano contro l’apologia del fascismo.
I movimenti neonazisti che rialzano la testa con nuove “Marce su Roma” e fanno leva su impoverimento, immigrazione, ansie sociali. Parlano Elia Rosati  e Emanuele Fiano. Con fatti  e rifessioni: un’inchiesta

 

Ungheria Gigante

 

L’Italia è oggi il Paese più a rischio sullo scenario europeo, con la presenza di formazioni neofasciste legali è più corposa: abbiamo i gruppi neofascisti giovanili più forti (come CasaPound, Forza Nuova e Lealtà-Azione), così come esiste una storia di forze politiche nate nel solco del fascismo che sono, dopo una lunga evoluzione, anche arrivate al governo (Alleanza Nazionale). Siamo un modello per gli estremisti di destra in tutta Europa». È un quadro tutt’altro che rassicurante quello offerto da Elia Rosati, storico, collaboratore della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Milano, nonché esperto conoscitore del mondo delle destre del vecchio continente: un dipinto a tinte fosche di un’Italia in cui i neofascismi non solo sono presenti, ma sono talmente forti da essere un modello ispiratore anche Oltralpe.
«Dal 1946-1947 l’MSI (Movimento Sociale) che discende dall’esperienza della Repubblica Sociale Italiana, e in generale del Fascismo (Regime), fu la formazione europea neofascista più corposa e importante numericamente nello scacchiere NATO- continua Rosati -. In altri Paesi, invece, non possono costituirsi partiti dichiaratamente fascisti: per questo nascono realtà più effimere e liberali di facciata, che attirano i nostalgici del nazismo e delle forze di estrema destra». È il caso della Germania, dove solo negli anni ’60 nasce l’NPD, che ha già subito due tentativi – falliti – di messa fuorilegge. Qui, però, esiste un reparto speciale di polizia che monitora questi gruppi con vere attività di intelligence, e soprattutto una legislazione che colpisce queste organizzazioni, che non possono avere simboli o nomi allusivi. «Se giudicati colpevoli, vengono messi fuori legge, sequestrate le sedi e bloccati i conti bancari – prosegue lo studioso -. Soprattutto, se due naziskin di un gruppo commettono dei reati, viene punita tutta l’organizzazione, che rischia anche lo scioglimento».
In Italia, invece, la situazione è molto diversa: qui non solo è esistito dal Dopoguerra un partito come l’MSI dichiaratamente neofascista, ma soprattutto crescono e arrivano a svolgere un ruolo politico forze nate in quel bacino culturale, che proclamano il proprio credo e che con esso partecipano alla tribuna politica, sia locale sia nazionale. Una linea spartiacque nella storia italiana sono gli anni ’90, quando tutte le tipologie di destra- prima Forza Italia e Lega Nord, poi con Alleanza Nazionale, nella Casa delle Libertà – creano un fronte unito, in cui convergono le diverse facce di questo mondo, comprese quelle più fanatiche, e conquistano la scena politica. «Sono gli anni in cui vanno al governo personaggi che che hanno partecipato all’ultimo MSI – come Ignazio La Russa e Gianni Alemanno – e che con esso mantengono un forte legame culturale, insieme alla Lega Nord, partito identitario-regionalista con un forte connubio con il tradizionalismo cattolico, l’unico esempio di nazional-populismo identitario andato al governo – continua Rosati -. Ma sono soprattutto gli anni in cui nascono e si affermano gruppi come Forza Nuova (fondato nel ’97 e attivo dal ’99) e poi CasaPound, nel 2003, che si sentono legittimati a venire allo scoperto. Come dimenticare che nel ’99 chi va a prendere all’aeroporto Massimo Morsello e Roberto Fiore (fondatori di Forza Nuova) – fuggiti negli anni ’70 per “terrorismo nero”, e tornati proprio per usufruire di questa nuova fase politica- sono i deputati di AN Alberto Simeoni, Enzo Fragalà e Francesco Storace, allora capo ufficio stampa di Gianfranco Fini?».
Vent’anni dopo quei fatti, la situazione è profondamente mutata, ma certo non in meglio, sia in Italia che in Europa. Immigrazioni, impoverimento, crisi economica e sociale accomunano – con le dovute differenze – tutto il continente, ed è in questo contesto che i neofascismi si rafforzano e guadagnano in popolarità. «Attenzione però: non si tratta di rigurgiti di nostalgici dell’epoca che fu – ammonisce Rosati -: sono invece formazioni che hanno capito lo “shock da globalizzazione” e che rispondono alle ansie, alle paure e richieste di identità che vengono da questi processi. Sono, insomma, fascisti 2.0, imprenditori della paura legata ai processi globali: reagiscono alle domande di oggi di una società insicura, precaria e liquida ed è per questo che sono forti». Perciò un movimento neonazista come Forza Nuova propone per il 28 ottobre una molto contestata “marcia su Roma” contro l’immigrazione, CasaPound una manifestazione contro la legge per lo Ius Soli ai figli degli immigrati nati in Italia, così come in Ungheria lo Jobbik e il partito nazionalista Fidesz attaccano il finanziere ebreo George Soros, attualizzando la peggiore iconografia dell’antico complotto giudaico-massonico (vedi anche l’inchiesta sull’Ungheria in questo numero). Il background, insomma, è quello delle ideologie nazista e fascista (soprattutto collaborazioniste), ma le tematiche affrontate sono le più attuali. Come si legge in un’inchiesta dell’Espresso del 30 luglio intitolata eloquentemente Nazitalia: “I gruppi della destra estrema si sentono forti. Sospinti dal vento che spira nel Paese e in Europa, hanno alzato il livello dello scontro. Legittimati dalle campagne xenofobe alimentate da leader dal grande seguito come Matteo Salvini. I flirt fra Lega e forze neo-fasciste – per quanto Salvini si sforzi di negarlo – non sono del resto un mistero”. Lo dimostra la presenza di loro esponenti in consigli comunali di importanti città, come, ad esempio Andrea Arbizzoni, assessore allo Sport al Comune di Monza per Fratelli d’Italia e proveniente da Lealtà-Azione, così come il suo collega Stefano Pavesi, eletto con la Lega al Consiglio 8 a Milano (450 preferenze, il più votato della sua lista).
In questo scenario, si diceva all’inizio, l’Italia è da sempre fonte di ispirazione. «Il nostro Paese esporta il modello di CasaPound, la formazione neofascista metapolitica più vincente d’Europa, perché ha completamente rivisitato il mondo nazi-fascista giovanile in modo militante e attento alla comunicazione – continua Rosati -. Non è un caso che in Spagna e a Lione siano nati dei gruppi a esso ispirati e il greco Alba Dorata vi abbia stretto un accordo programmatico, così come non è fortuito che sia a Milano che si svolgono ogni anno delle “internazionali nere” organizzate da Forza Nuova in cui vengono da tutta Europa». Il capoluogo lombardo, poi, è una vera centrale neonazista: si pensi solo a cosa succede ogni anno con il corteo per Sergio Ramelli, che riunisce centinaia di persone nel centro della città.

Ma come è stato possibile arrivare a questo punto? «Esistono delle leggi, che purtroppo non vengono messe in pratica dalla magistratura – commenta amaro Rosati -, soprattutto dagli anni ’90, con l’ascesa delle destre al governo. E oggi ormai la frittata è fatta». Eppure, già la Costituzione italiana, con la XII Disposizione Transitoria, vietava la ricostituzione del partito fascista. Nel 1952, poi, la Legge Scelba (645) approfondiva il concetto, punendo “chiunque promuova od organizzi sotto qualsiasi forma, la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista, oppure chiunque pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”. Fu utilizzata nel 1973 per sciogliere il Movimento politico Ordine nuovo – e, nel ’74, Anno Zero, tentativo di ricostituirlo -, e nel 1976 Avanguardia nazionale. Nel ’93, poi, esce la Legge Mancino (205), che sanziona e condanna gesti, azioni e slogan legati all’ideologia nazifascista, e aventi per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali, nonché l’utilizzo di simbologie legate a questi movimenti politici. Viene applicata contro alcune bande naziskin (tra cui il Movimento politico occidentale di Maurizio Boccacci e Azione skinhead a Milano), Hammerskin e il Fronte nazionale di Franco Freda (inquisito nel ‘93, sciolto nel 2000).

Da allora, però, si sono avute solo condanne individuali, ma non scioglimenti di gruppo. Non solo. Come ancora racconta l’Espresso nell’inchiesta Nazitalia, i colpevoli di ieri “sono rimasti quasi tutti impuniti. E oggi non si sentono vinti, ma vincitori (…). Il più famoso dei terroristi neri, Franco Giorgio Freda, è libero da anni e fa l’editore dell’ultradestra”.
«Se Forza Nuova si è potuta presentare in ogni ordine e grado e in ogni competizione elettorale da fine anni ‘90 – locale, provinciale, nazionale europea – non è solo perché politicamente ne viene garantita l’agibilità dalle forze politiche – continua Rosati -, ma anche perché la magistratura non interviene». Non si deve dimenticare, poi la legge 115 del 2016 sul negazionismo, che prevede la reclusione fino a un anno e sei mesi o la multa fino a 6.000 euro per chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Una speranza viene dalla recentissima approvazione (12 settembre 2017), alla Camera dei Deputati, della proposta di Legge di Emanuele Fiano (PD) sull’apologia di fascismo: 261 sì, 122 no e 15 astenuti. La norma estende e completa la Legge Scelba e la Mancino, con l’introduzione dell’articolo 293-bis nel codice penale relativo al reato di propaganda fascista, che contempla anche gesti individuali da punire, come il saluto romano, e la diffusione di gadget (“produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli” del fascismo e del nazismo).
«L’Italia ha da tempo un sistema legislativo che contrasta il fascismo – commenta Emanuele Fiano -, ma che collega le azioni alla ricostituzione del partito fascista. Ci sono stati molti casi in cui non si sono avute condanne perché i reati non erano legati letteralmente a questo. La questione è che non tutti coloro che fanno propaganda fascista vogliono ricreare il partito. Ma negli ultimi anni stiamo assistendo a una forte recrudescenza di attività e azioni riconducibili a questo pensiero, dovuta a una grave crisi economica e sociale che in Occidente ha impoverito la popolazione, creando sacche di disagio e aumentando le disuguaglianze. Questo fenomeno doveva essere sanzionato».
Ma serviva davvero una legge in più? «La legge in sé è giustissima – commenta Rosati -; il problema però oggi non è avere norme corrette, ma una magistratura che le metta in pratica. Se il tentato procedimento contro CasaPound e Lealtà-Azione viene archiviato senza neanche andare a processo, dopo avere fatto il giro del web con un tweet in cui 1500 persone fanno il saluto romano al Campo X del Cimitero Maggiore a Milano, forse c’è un grave problema… La magistratura deve fare il suo mestiere, così come si deve fare un profondo lavoro nelle scuole e nella società: solo così si riuscirà a prendere il toro per le corna. Se invece, anziché fermare questi movimenti, proseguiremo a concentrarci su episodi come il gestore fascista del bagno di Chioggia o il commerciante di oggettistica fascista di Predappio, vorrà dire che avremo preferito continuare a guardare il dito anziché la luna. E allora sarà troppo tardi».

 

Apologia di fascismo,
la legge Fiano
Questo il testo dell’articolo 293 bis proposto da Emanuele Fiano e approvato alla Camera dei Deputati il 12 settembre 2017: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque propaganda i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero dei relativi metodi sovversivi del sistema democratico, anche attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne fa comunque propaganda richiamandone pubblicamente la simbologia o la gestualità, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni. La pena è aumentata di un terzo se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici o informatici”.

 

Il virus totalitario torna in Europa:
«È un male tenace»

Intervista a Dario Fertilio

Auschwitz non è stato un vaccino  sufficiente. Il pericolo dell’oblio

Il virus totalitario è il nuovo libro di Dario Fertilio, giornalista e scrittore, che ai temi degli anni più bui dell’Europa ha dedicato numerosi saggi, quali La morte rossa, L’anima del Führer, Musica per lupi. Gli abbiamo posto alcune domande.
In questi anni in Europa assistiamo al risorgere di movimenti nazionalisti, xenofobi, razzisti che stanno conquistando voti e potere. Penso all’Ungheria, ma anche nelle democrazie occidentali più solide i movimenti populisti sono in crescita. Il virus totalitario si annida anche qui?
Bisogna distinguere fra un totalitarismo compiuto e gli strumenti culturali e politici di cui si serve. Le culture politiche note come populismo, xenofobia, razzismo, sono ambigue e appartengono al “materiale da costruzione totalitario”. Riguardo al populismo, ad esempio, basti pensare a quello russo ottocentesco, al maccartismo americano, a quello mussoliniano, o grillino, leghista o trumpista di oggi, per comprendere che non hanno niente o quasi in comune; del resto anche in Berlusconi e Renzi ci sono evidenti tracce di populismo, per non parlare di esponenti politici in Austria o Ungheria. Io direi che queste siano piuttosto “culture politiche”, utilizzate strumentalmente da diverse partiti e leader per consolidare le loro basi elettorali. Il virus totalitario, invece, per riprodursi, deve essere già strutturato, anche se può utilizzare determinati territori culturali, ad esso favorevoli. Nel libro distinguo fra “totalitarismo” e “pretotalitarismo”, indicando nel primo una ideologia in grado di egemonizzare un territorio ed espandersi indefinitamente: nel secondo un germe potenzialmente pericoloso, ma ancora minoritario. Tuttavia esiste nell’Europa Centro-Orientale una ideologia nazi-comunista, che cioè utilizza culture neonaziste (fra cui razzismo, xenofobia, antisemitismo, antiislamismo) mescolandole ad altre comuniste (statalismo, imperialismo, collettivismo, classismo) generando una miscela aggressiva e pericolosa (quella di Milosevic in Serbia, Lukashenko in Bielorussia, o di molti sostenitori di Putin in Russia). Non è un mistero, del resto, che la Russia di Putin finanzi proprio quei movimenti di estrema destra europei cui lei accennava.
Pensavamo che Auschwitz fosse un “vaccino” sufficiente a impedire la rinascita del virus totalitario, ma abbiamo visto che non è così. Perché?
Ad Auschwitz abbiamo assistito al consumarsi del virus nazionalsocialista nella sua fase acuta. Per paradosso, la Shoah ebraica segna l’ingresso del nazionalsocialismo nella sua fase finale: dopo aver incenerito gli “insetti nocivi”, ha iniziato per così dire a divorare se stesso. Auschwitz però non funziona da anticorpo in assoluto, perché è legato a un’esperienza storica, per quanto unica, e dunque temporalmente delimitata. Invece il virus totalitario, come quello organico, è sempre all’opera per conquistare nuove cellule bersaglio. La forza dell’oblio collettivo, per così dire, lavora a suo favore.
Come una malattia che si propaga in modo indipendente dalle “qualità” del paziente, il virus totalitario, scrive, ha una sua vitalità biologica capace di diffondersi in diversi contesti e culture. Se l’abbiamo vista all’opera nel nazifascismo e nello stalinismo, oggi pervade il mondo islamico. Come fermarne la diffusione?
Lo scopo del virus, refrattario a qualunque considerazione politica o morale, è quello di espandersi indefinitamente utilizzando qualsiasi materiale disponibile: inutili dunque i pacifismi, seppur animati dalle migliori intenzioni. L’unica difesa possibile è “affamare il virus” – cioè circoscrivere l’infezione con tutti gli strumenti a disposizione: culturali, religiosi, politici, economici, diplomatici, militari – in attesa che esso perda energia e forza propulsiva. Questo deve necessariamente accadere, a causa dell’enorme consumo di energia che comporta la sua stessa avanzata. E, quando il virus non trova più niente da divorare, inizia a divorare se stesso.
Ester Moscati

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